| introduzione | ||
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note tecniche e storiche sull'affresco |
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Col termine "a fresco"
o "buon fresco" si intende la pittura murale nella quale i colori vengono
stemperati in acqua e stesi sopra un intonaco fresco, ossia appena steso.
Così operando, per reazione tra la calce dell'intonaco e il carbonio dell'aria,
i colori vengono a fissarsi fino a divenire insolubili e acquistano una
forte solidità. Questa reazione chimica prende il nome di "carbonatazione
della calce", secondo la formula: |
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| La pittura a fresco, che costituisce una gloria dell'arte italiana, è considerata la più impegnativa fra le tecniche artistiche: benché i materiali siano semplicissimi (sabbia, calce, acqua, terre colorate), l'esecuzione esige una prontezza che deve tradursi in quel modo sicuro e risoluto, di cui parlava il Vasari. Lo stesso Michelangelo la definì "la pittura degli uomini", volendo significare che essa impegna al massimo le capacità e le risorse dell'esecutore. Infatti per dipingere ad affresco bisogna avere padronanza del mestiere, abilità e decisione, oltre che capacità di comporre su grandi superfici. A sua volta Cennino Cennini scrisse che "l'affresco è il più dolce e il più vago lavorare che sia" perché esso dà straordinaria emozione e soddisfazione. L'affresco è stato impiegato in ogni epoca nei paesi mediterranei ed è il sistema pittorico che ha resistito più a lungo nei tempi. Plinio e Vitruvio sono le fonti più autorevoli per la pittura murale romana; nel Medioevo abbiamo testi di Cennino Cennini e nel Rinascimento di Giorgio Vasari. I più antichi esempi di affresco che possiamo ammirare sono greci: la Tomba del Tuffatore a Paestum in Italia e la Tomba di Kazanlak in Bulgaria, ambedue risalenti al V sec. a. C. I reperti pittorici più importanti dell'antichità romana sono ad affresco; ad affresco sono i cicli di storie sacre nelle chiese medioevali; ad affresco sono le fastose decorazioni dei saloni nelle ville italiane del Cinque, Sei e Settecento. Spesso l'affresco venne adoperato assieme a stesure a secco con tempere di varia natura oppure con caseina, o anche con olio o con cera. L'impiego dei vari collanti dipendeva dalla tradizione e in larga parte dalle scelte personali dell'artista. Era normale che il pittore completasse il lavoro a secco con le tinte che non erano concesse a fresco. Vasari racconta come Ercole de' Roberti avesse eseguito la cappella Garganelli a Bologna in dodici anni di cui sette dedicati all'elaborazione ad affresco e cinque al ritocco a secco. Al di là dell'evidente esagerazione è chiara l'importanza attribuita alle rifiniture, tanto che di nessun pittore possiamo dire con certezza che abbia dipinto solo a "buon fresco". | ||